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Macerie

la mostra 
ed il concetto

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Antonio Di Martino

Le macerie, per definizione, sono un esteso accumulo di rovine di uno o più edifici crollati o abbattuti. 

L’effetto di una grave e disastrosa catastrofe che si riversa per le strade delle città e che spesso miete numerose vittime; queste possono essere assunte come simbolo della pesantezza che inonda le nostre case, le nostre città e paesi. 

L’effetto spaesante che si prova di fronte a tale tragicità riflette, come in uno gioco tra specchi, quei sentimenti o emozioni negative che spesso fioriscono nelle nostre vite, per cui ci sentiamo incatenati ad esse.

I sassi, le rovine, quel misto di terra, fango e cemento non sono altro che rappresentazioni di una pesantezza del vivere che ci portiamo dentro come un fardello sotto cui spesso rimaniamo schiacciati. Bisogna, invece, imparare a vivere sulle ali della leggerezza, che non significa essere superficiali o non dare peso, per l’appunto, alle cose della vita, ma vuole indicare quella particolare e rara capacità da parte dell’uomo di riuscire ad elevarsi al di sopra le macerie interiori, portarle con sé come un fardello, poiché parte della vita, tuttavia guardandole dall’alto, con l’occhio fisso verso l’oltre.

Se infatti, non riuscissimo a liberarci di questi pesi sia interiori che esteriori, non ci evolveremmo verso una visione di vita migliore, verso case più stabili e con solide fondamenta. 

E’ chiaro che bisogna rammentare quella condizione, così come è stato nel terremoto dell’ottanta, ma sarebbe un tragico errore fermarsi sul mero ricordo senza apprenderne nulla; da ciò bisogna sottolineare l’importanza di connessione tra memoria e innovazione, indispensabili l’una all’altra per l’evoluzione dell’uomo, evoluzione materiale e anche spirituale. 

Come si evince dalle foto di Federico Iaccarino, le persone che osservano attonite i palazzi scempiati non pensano a come appaiono accasciati al suolo, ma a come erano nella loro originaria bellezza e magari a come potrebbero essere una volta ricostruiti; proprio qui entra in gioco l’occhio che vede oltre, che si eleva al di sopra della polvere apparente per osservare la sua forma finale, la sua restaurazione. 

La grandezza dell’uomo risiede non solo nella sua umanità, posta al servizio degli altri, ma anche nella capacità di librarsi tra le nuvole per ammirare orizzonti lontani, anche se legati alle macerie dell’anima.     

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