email

Dove Eravamo Rimasti

23 novembre 1980

Piano di Sorrento, una data che potrebbe dire tutto o niente…ma che per chi ha memoria, è una data che 40 anni fa ha segnato la nostra linea del tempo. 

90 secondi sono bastati a farci conoscere concretamente una parola, prima letta solo sui libri, sconosciuta nella sua crudeltà a molti, una parola sinonimo di distruzione: MACERIE.

Cumuli di rovine, edifici crollati o abbattuti, il risultato di un evento catastrofico e distruttivo; il terremoto del 23 novembre di quell’anno ridusse gran parte del paese ad un cumulo di sassi, travi e pilastri che si affollarono per le strade.

In quei giorni duri, i valori che ci resero più umani e più forti come: l’amore, l’umanità, la coesione, la condivisione, la solidarietà diedero la possibilità di salvare le vite di malcapitati sotto quelle rovine, portarono soccorso a chi aveva paura, consolarono bambini increduli e inconsapevoli, e regalarono un pasto caldo a chi non aveva più casa.

Perché rivivere questi momenti? Perché rammentarli?

Affinchè non resti solo un languido ricordo appassito col tempo, perché sia invece una risorsa, un valore e un momento condiviso della nostra storia che ci rende più uniti come popolo, ecco perchè Federico Iaccarino, fotografo di Piano di Sorrento, ha raccontato attraverso l’occhio artificiale, ma vero della macchina fotografica queste MACERIE.

La vita, è un susseguirsi di momenti, attimi felici che si alternano a dolori e sofferenze, come questi tempi che ci affliggono e che ci costringono ad erogare il peggio di noi stessi.

Ad oggi, attorno a noi si verifica un altro terremoto, ma invisibile e silenzioso, che provoca il collasso non solo degli ospedali o dell’economia mondiale, ma di quei valori umani che sono l’unico vero bene di cui l’uomo dovrebbe godere. 

Il Covid-19 resta ormai una delle più grandi piaghe moderne dell’umanità.

Bisognerebbe risaltare emozioni e sentimenti umani che ci legano gli uni gli altri, che ci rendono più forti come specie e come uomini e donne. 

L’unico vero bene di cui l’uomo purtroppo ha perso le tracce è l’umanità, quella vera, sana, capace di confortare chi ha bisogno e di aiutare chi è in difficoltà. 

Il covid è un grande livellatore, non fa distinzioni di razza, genere, ceto sociale o altro… così dovremmo essere: senza barriere. 

Abbattiamo i muri che sovrastano la nostra mente e che ci relegano in uno spazio tutto circoscritto dell’utile… 

Impariamo, dunque,  a comprendere come anche i gesti, le parole che possono sembrarci più inutili siano estremamente necessari per la sopravvivenza e per la ricchezza della vita di ogni essere umano.

Dopo 40 anni la nostra vita è cambiata.

Il ricordo di quei 90 secondi e dei suoi morti è quasi sparito, forse assopito, ma non bisogna dimenticare quel calore umano collettivo che ci diede speranza e conforto a chi disperava. 

Come disse l’allora presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini: 

“Il miglior modo per ricordare i morti  è quello di pensare ai vivi”.

Dove Eravamo Rimasti

Progetto grafico

Fotografie

Testi